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lunedì 21 marzo 2011

La metafora e l’immaginario: uso, abuso, possibilità


La metafora e l’immaginario: uso, abuso, possibilità

Approfittando della pubblicazione di una recente ricerca, apparsa qualche settimana fa sul Corriere della Sera e realizzata all’Università di Stanford, voglio inaugurare oggi uno spazio dedicato alle metafore, per iniziare un po’ a parlare, nel bene e nel male, del valore delle metafore in psicologia. E di tanto in tanto lascerò tra queste pagine virtuali qualche metafora, la metafora del giorno o della settimana, diciamo, un modo creativo per lasciare un significativo spunto di riflessione.

Veniamo a noi.

venerdì 29 ottobre 2010

Oltre la crisi, nuovi orizzonti


Mi appresto oramai a lasciare l'argomento crisi, dopo averlo trattato in maniera vasta, se pur non esaustiva. "Passo la parola" a Gaber e poi la riprendo io...solo alcune ultime considerazioni...

E allora è venuto il momento dei lunghi discorsi, ripartire da zero e occuparsi un momento di noi,
affrontare la crisi, parlare, parlare e sfogarsi e guardarsi dentro per sapere chi sei.
E c’era l’orgoglio di capire e poi la certezza di una svolta
come se capire la crisi voglia dire che la crisi è risolta.
E allora ti torna la voglia di fare un’azione ma ti sfugge di mano ogni gesto che fai la sola certezza che resta è la tua confusione il vantaggio di avere coscienza di quello che sei (i Reduci, Gaber G.).


Eccola qui, la solita crisi; ebbene si, anche se non ho parlato di crisi abituali in queste "pagine", esistono anche le crisi che oso definire abituali, quelle che sai bene che arriveranno, che hai imparato a conoscere ed affrontare. Così è per me, ad esempio, ogni volta che termino un articolo,un libro ecc.. Mi faccio mille domande, mi chiedo quanto sarò stata chiara, quanto sarà utile ecc.; quando riesco a superare il dubbio e ad usarlo costruttivamente, riesco ad apportare delle modifiche di cui solitamente sono soddisfatta. Esistono delle crisi insomma che proprio perché sovvengono ci aiutano a migliorarci, sono quelle piccole crisi delle quali abbiamo imparato a sorridere, con le quali abbiamo imparato a fare i conti e che ci rendiamo conto che hanno una funzione positiva.

venerdì 22 ottobre 2010

La crisi: storia, società,economia e natura umana.


La vita ha un suo corso: un inizio, una fase centrale ed una fine. La psicologia del ciclo di vita è quella branca della psicologia che tenta di correlare il punto in cui un individuo si trova nel corso della sua vita con il tipo di compiti che quella persona è chiamata a fronteggiare e con il tipo di risorse che ha a disposizione per affrontare questi compiti; ed infine, con il tipo di disturbo che l’individuo potrebbe sviluppare qualora non riuscisse a fronteggiare adeguatamente queste sfide. Se trasferiamo gli assunti della psicologia del ciclo di vita sulla società, viene da considerare che anche la società ha i suoi momenti di sviluppo, di arresto, di declino e, nello svolgersi di “corsi e ricorsi storici”, nel tempo, è ovvio che si sviluppino anche fisiologici momenti di crisi. Avvalendomi di una serie di contributi teorici, qui di seguito cercherò di “disegnare” una sorta di mappa su cui tracciare e rintracciare uno degli ipotetici percorsi che vede, sulla stessa strada, crisi, storia, società, economia.

lunedì 4 ottobre 2010

Crisi e Lavoro - Parte 2

Continuiamo il discorso incominciato nel precedente post, affrontanto altri temi riguardanti la Crisi e il Lavoro.

Crisi, lavoro, mobbing:

Il termine mobbing non è usato in tutti i Paesi. Nel mondo anglosassone e in Giappone ad esempio, si usa il termine bullying e bullies per indicare gli “aggressori da ufficio”. Ciò dipende dal fatto che i primi studi sul fenomeno, risalenti agli inizio degli anni Settanta, sono stati condotti tra gli scolari, e solo in seguito si è ritenuto opportuno distinguere tra ambiente lavorativo e ambiente scolastico-giovanile. I francesi preferiscono invece il termine harcèlement, letteralmente, “molestia”. Mobbing deriva dall’inglese to mob (= assalire, attaccare, accerchiare). Il termine è tratto dall’etologia di Konrad Lorenz, in riferimento ad un particolare comportamento del branco (= mobb, banda) che si manifesta nel coalizzarsi contro un elemento “diverso” o “turbatore” dell’equilibrio del sistema-gruppo, per eliminarlo o tentare di eliminarlo aggressivamente.

martedì 28 settembre 2010

Crisi e lavoro




Crisi e lavoro

Troppo lavoro, nessun lavoro, un lavoro che non soddisfa, un lavoro che non basta ad arrivare a fine mese, un ambiente di lavoro in cui si vive male: tante sono le situazioni che possono legare una condizione di crisi ad una situazione lavorativa (o la mancanza di lavoro). Certo nella società odierna la motivazione principale di crisi spesso è causata dalla disoccupazione, condizione che si inserisce a sua volta all’interno di un quadro più generale di un’economia in crisi, un’economia sempre più globalizzata i cui meccanismi sembrano crollare sempre più spesso anche in seguito ad errori di valutazione e alla malafede con cui taluni, anzi molti, agiscono.
Fondamentalmente il lavoro, laddove si scelga di svolgerne uno, con le dovute differenze da persona a persona e da lavoro a lavoro, svolge delle funzioni: tiene occupati, permette un guadagno, evita la noia, struttura il tempo, dà significato, permette integrazione sociale, è fonte di identità. Si dice anche che il lavoro sia fonte di creatività e maestria e che mantenga in salute, si sostiene insomma che in vario modo il lavoro nobiliti l’uomo; certo, è difficile considerare come effettiva questa potenzialità del lavoro soprattutto per alcune categorie di lavoro e ancor più se si considera il fatto che ogni anno il numero di morti sul lavoro continua a salire. Se pure di lavoro si può morire, la sua mancanza o l’insoddisfazione verso la propria realtà lavorativa possono essere una seria fonte di stress, senso di impotenza, irritabilità, ansia e preoccupazione.

giovedì 23 settembre 2010

Crisi e relazioni


Come detto mi dedicherò a parlare a vari aspetti della e delle crisi; oggi parlerò un pò di crisi e mondo delle relazioni.

Il mondo delle relazioni è altrettanto affascinante e talvolta inquietante di quello della psiche umana. A causa delle relazioni (amicali, sentimentali, di lavoro) gioiamo, soffriamo, sconvolgiamo o organizziamo le nostre vite e a volte, invece, per la mancanza di relazioni o per il venir meno di alcune delle nostre relazioni ci rinchiudiamo nella prigione di una desolata solitudine.

giovedì 9 settembre 2010

Crisi e possibilità


Ho deciso di dedicare un pò di spazio all'argomento "crisi", una parola che abbonda e dilaga oramai...e a volte avverto un certo fastidio per quello che avviene a livello collettivo e che assomiglia molto a ciò che talvolta accade a livello individuale: si è così presi dalla crisi e dal crogiolarsi nel proprio dramma personale che si finisce col non guardare a ciò che va bene e a tutto ciò che si potrebbe fare perchè le cose andassero meglio o per lo meno per evitare il peggio...e si rimane inermi e lamentosi, inutilmente distruttivi o autodistruttivi. E sicuramente anche questo serve, ma non può essere uno stato permanente! A volte poi non si vuol guardare in faccia la realtà, a volte la crisi fa comodo ( oramai parlare di crisi è un business!), altre volte ancora non si è semplicemente capaci di chiedere aiuto. E poi, se pure è vero che talvolta viene da pensare che questo sia un brutto mondo, che sia un brutto momento...siamo qui...e conviene giocarsela questa partita, al meglio delle proprie possibilità!Inizio da questo primo post a parlare di crisi..credo ne scriverò altri procedendo, per così dire, per settori: crisi e lavoro, crisi e relazioni, ecc.

domenica 5 settembre 2010

Corpo e anima, sesso e desiderio


Un mio vecchio articolo...


Il sesso, tra bisogno e desiderio: il corpo, l’anima e la stella dei desideri.

Le scoperte sui meccanismi neurofisiologici che dettano molti comportamenti umani, ci indicano tutte che il desiderio legato all’attività sessuale, viene mosso da un gioco sottile di stimoli e contro-stimoli, che coinvolgono le tre componenti essenziali dell’essere umano: corpo, psiche e relazioni affettive. Sommariamente, si può affermare che alla base di tale desiderio è sottesa una componente biologico istintuale (quella che mette in moto una serie di processi neuro-chimici a cascata e nasce per un bisogno primario della specie: la procreazione), una motivazionale-affettiva (il bisogno di piacere e di amore e si nutre anche di fantasia e di immaginazione erotica. In questa dimensione intima ed emotiva rientrano sia il rapporto che la persona ha con se stessa, sia le relazioni che intreccia con gli altri), ed una mentale-cognitiva ( in realtà un meccanismo di difesa, che induce ad analizzare i fattori che rendono un comportamento sessuale consigliabile o da evitare. Questa dimensione viene però spesso travolta dall'irruzione di fattori istintuali e affettivi, e il caso degli incontri ad altro rischio di malattie sessualmente trasmesse ne è esemplificativo: l’istinto scardina il comportamento di auto-protezione che l’analisi mentale del rischio erige e la persona, pur consapevole del pericolo, vi si abbandona). Il desiderio sessuale è una fase fondamentale nel rapporto; perché questa fase sia attiva, il cervello produce in quantità un neurotrasmettitore, la dopamina che sollecita il desiderio e rallenta la produzione della sostanza che lo inibisce, la serotonina. Si ha anche una riduzione della produzione di endorfine da parte dell’ipotalamo ed aumenta la produzione di una molecola che regola il sistema ormonale riproduttivo: il GnRH. Inoltre, perché tutto ciò si svolga adeguatamente è necessario che il “cervello emozionale”, il sistema limbico, dia il “via libera” di fronte ad un’emozione con connotazione erotica: è in pratica necessario perdere qualche inibizione e “lasciarsi andare”. L'insieme dei fenomeni fisici e psichici che avvengono nel corpo umano ( con alcune differenze tra uomo e donna) in seguito ad uno stimolo erotico viene definito "ciclo di risposta sessuale" e comprende 4 fasi:
1. eccitamento
2. plateau
3. orgasmo
4. risoluzione
La parola “bisogno” deriva dall’antico latino bi-somnium ( una delle etimologie a cui è riconducibile) e, remotamente, dal gotico sunia (che indica “necessità” e insieme “impedimento”); un bisogno è la tensione ad un soddisfacimento determinato, tale da colmare una precisa mancanza. De-siderare in latino significa invece osservare le stelle (sidera) con attenzione; i desiderantes, nel “ De bello Gallico” erano i soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati; secondo la leggenda, invece, un aruspice, che, osservando gli astri traeva da questi le proprie profezie e ricavava da ciò grande stima e potere, quando il cielo era coperto dalle nuvole, si trovava impotente a compiere le proprie funzioni divinatorie. Proprio in queste circostanze l’aruspice sentiva nascere in sé il desiderio delle stelle, così che, potendole di nuovo rivedere, senza l’ostacolo delle nuvole, avrebbe potuto ricominciare a svolgere il proprio compito. Il sesso può essere collocato appunto, tra bisogno e desiderio: un bisogno fisiologico da colmare, un desiderio da realizzare e nutrire costantemente; ridurlo a mero bisogno, o a puro desiderio è limitativo. Il nostro corpo ha bisogno di dopamina e di serotonina, (attività e inattività), la nostra psiche ha bisogno ora di desiderare, ora di smettere di farlo (l’assenza è necessaria tanto quanto la presenza per nutrire il desiderio) e corpo e anima hanno un “maledettissimo” e meraviglioso, predeterminato (e connaturato alla condizione umana) bisogno di stare assieme, il corpo “tiene l’anima” e “l’anima prende il corpo”. La chimica del nostro corpo ha le sue leggi, la meccanica della nostra psiche anche, il desiderio ci aiuta a trascendere il vile meccanicismo che ci ritroviamo nel corpo e nell’anima. Detto ciò, ora, se dovessi rifugiarmi in qualche insulso consiglio per chiudere quest’articolo, vi direi: ogni tanto ricordate di soffermarvi a guardare il cielo, le stelle, poi esprimete il vostro desiderio, ma con anima e corpo; ed ancora, recuperando e modificando un vecchio slogan: fate l’amore, desiderate, e vedrete che, in tal modo, non vi verrà la tentazione di perdere tempo, anima e corpo, nel fare la guerra!

domenica 18 luglio 2010

RESISTERE AGLI URTI


A chi, in questa società sempre più precaria,
conosce il senso di precarietà e di crisi,
a chi lotta e resiste, gioca, cade e si rialza,
a chi sa che ogni giorno è buono per imparare a vivere


Resistere agli urti. Riorganizzare positivamente la propria vita.

Esiste una parola poco usata nella lingua italiana ma presente nella lingua francese (résilience) e inglese (resilience) a cui ultimamente le scienze sociali stanno dando molto rilievo: resilienza.

venerdì 16 luglio 2010

Umorismo e dintorni ..vecchio articolo


Non smettiamo di ridere
Satira e umorismo:psicologia e fisiologia del nostro ridere quotidiano.

C’è chi dice che, al punto in cui siamo, non c’è proprio nulla da ridere.
C’è poi chi dice che coloro che (per arte e professione) fanno uso dell’umorismo e fanno satira alimentano malessere e malcontento nella popolazione.
Ma, forse, chi vuole rinunciare a ridere e chi vuol censurare la satira non comprende che l’essere umano non può rinunciare a ridere e, soprattutto, che ridere ci fa bene. Paradossalmente, possiamo infatti affermare che “ridere è una cosa seria” (Francescato, 2002) e l’attenzione che la psicologia e la scienza medica dedicano, sempre più, a questo argomento, pare confermacelo.

Deja vù



Una scena già vista
Il fenomeno del deja vù


Immaginate che, proprio ora, mentre leggete queste righe, vi capiti la sensazione chiara, netta, precisa, di aver già vissuto questo momento. Solitamente, in questo genere di situazioni, ci si chiede se si è sognata precedentemente la scena, si analizza la situazione per capire se è simile in qualcosa ad un altro momento, ma poi si finisce col rendersi conto che tutti i dettagli della scena sono riconducibili ad un unico preciso momento che si ha la sensazione di aver già vissuto e mentre la scena svanisce, restiamo perplessi e ci interroghiamo a riguardo, nella consapevolezza che la nostra percezione non corrisponde ad alcun ricordo effettivo. Questa situazione è riconducibile al fenomeno, conosciuto sin dai tempi antichi e definito per la prima volta solo nel 1876 col termine di “deja vù” ( gia visto); per molti anni il mondo delle neuroscienze, della psicologia e della psichiatria ha cercato di indagare e spiegare tale fenomeno e periodicamente sono state prodotte varie teorie e spiegazioni del “deja vù” che ha comunque suscitato l’interesse anche di antichi e odierni filosofi, scrittori e poeti. Il dejà-vu è un mistero di cui in molti facciamo esperienza nella vita, ma questa esperienza non si presenta solo sotto forma di “già visto”, (tanto che infatti sembrerebbe essere presente anche in persone non vedenti), ma anche come un “già esperito”: si tocca un oggetto, si avverte un suono o una frase, si gusta un sapore o si percepisce un odore e si ha l’impressione che ciò sia già avvenuto. Alan Brown, psicologo della Southern Methodist University (Dallas) e autore del libro The Déjà-vu Experience (Psycologie Press) riferisce che il fenomeno non si manifesta nei bambini, perché occorre un certo sviluppo a livello cerebrale; infatti comincia ad apparire negli adolescenti e negli adulti, soprattutto quando sono stanchi e stressati.

martedì 15 giugno 2010

Un po' di sano stress al giorno..toglie il medico di torno!


“La vita richiede polarità: alto grado di tensione per la realtà e la combattività da una parte, profonda distensione, sgorgante dall’interno, dall’altra” (J. H. Schultz). Lo stress (che significa sforzo in inglese), questo termine oramai usato, abusato e “commercializzato” (dilagano rimedi e trattamenti di vario tipo, definiti “antistress”), è in realta una parola impiegata, in origine, in ingegneria per indicare la tensione e lo sforzo cui è sottoposto un materiale rigido in condizioni di sollecitazione e fu usato per la prima volta, nell’attuale accezione, nel 1936, dal fisiologo ungherese Hans Selye quando osservo’ la reazione organica presentata da alcuni animali in seguito alla somministrazione di alcune sostanze stressogene.

venerdì 12 febbraio 2010

Articolo su Egovista: Fini e mezzi della psiche

Un nuovo articolo su un sito molto interessante, si tratta di Egovista.it, un'agenzia che si occupa di offrire servizi di comunicazione a 360°. L'articolo tratta dei Fini e dei Mezzi della psiche.

Ecco un piccolo estratto:

‘Il mio fine è di …e userò questi mezzi per raggiungerlo’, sarebbe bello riuscire sempre a creare questo esatto parallelismo! Non sempre è possibile: a volte capita di non sapere bene qual è il proprio fine, a volte non si conoscono i mezzi per raggiungerlo; a volte il fine è invece ben chiaro, non siamo disposti a cedere su nulla e, perciò, dritti in marcia verso l’obiettivo, sottovalutiamo, sopravvalutiamo o ignoriamo le conseguenze che il fine stesso o l’uso dei mezzi scelti può avere su noi stessi o sugli altri.


Link: Fini e Mezzi della Psiche

Social Network e Relazioni

Ecco anche un mio articolo sui social network, l'articolo tratta il tema degli ormai frequentatissimi social network site da un punto di vista unico: quello della psicologia.

Ecco un breve estratto:

Internet come strumento di comunicazione

L'utilizzo di Internet è sempre più diffuso, anche come strumento di comunicazione interpersonale e di relazione. Negli ultimi tempi, infatti, l'utilizzo dei social network è diventato un fenomeno di vasta portata. Chiacchieriamo in chat, mandiamo e-mail, scambiamo e condividiamo file, conosciamo persone che non abbiamo mai visto, parliamo con amici di cui non abbiamo mai sentito la voce, avviamo e gestiamo rapporti di lavoro on line.


Link: Social Network

Persona e disabilità

Un mio articolo (redatto insieme a Emanuela Marini).
L’articolo tratta il tema della disabilità, presentando un’indagine sull’immaginario collettivo legato a questo argomento.

Un piccolo estratto:

Il concetto di disabilità è sicuramente ampio. Nell’articolo, le autrici, si propongono di stare al di là delle classificazioni. Tradizionalmente, nel panorama europeo ma soprattutto in quello italiano, il confronto attorno al concetto di disabilità e, quindi, anche dell’integrazione, è avvenuto essenzialmente tra modelli di tipo causale (ad es. medico, sociale, bio-psicosociale), tendenti ad indagare la disabilità secondo uno schema di tipo causalista, e modelli di tipo istituzionale.


Link all'articolo: Persona e Disabilità

le malattie rare

A questo link, trovate un mio vecchio articolo sulle malattie rare, vecchio articolo (a pagg.78-81) problema attuale anche se la situazione è leggermente migliorate dal punto di vista legislativo.


http://www.babelenews.net/archivio/babele_36.pdf