
Mi appresto oramai a lasciare l'argomento crisi, dopo averlo trattato in maniera vasta, se pur non esaustiva. "Passo la parola" a Gaber e poi la riprendo io...solo alcune ultime considerazioni...
E allora è venuto il momento dei lunghi discorsi, ripartire da zero e occuparsi un momento di noi,
affrontare la crisi, parlare, parlare e sfogarsi e guardarsi dentro per sapere chi sei.
E c’era l’orgoglio di capire e poi la certezza di una svolta
come se capire la crisi voglia dire che la crisi è risolta.
E allora ti torna la voglia di fare un’azione ma ti sfugge di mano ogni gesto che fai la sola certezza che resta è la tua confusione il vantaggio di avere coscienza di quello che sei (i Reduci, Gaber G.).
Eccola qui, la solita crisi; ebbene si, anche se non ho parlato di crisi abituali in queste "pagine", esistono anche le crisi che oso definire abituali, quelle che sai bene che arriveranno, che hai imparato a conoscere ed affrontare. Così è per me, ad esempio, ogni volta che termino un articolo,un libro ecc.. Mi faccio mille domande, mi chiedo quanto sarò stata chiara, quanto sarà utile ecc.; quando riesco a superare il dubbio e ad usarlo costruttivamente, riesco ad apportare delle modifiche di cui solitamente sono soddisfatta. Esistono delle crisi insomma che proprio perché sovvengono ci aiutano a migliorarci, sono quelle piccole crisi delle quali abbiamo imparato a sorridere, con le quali abbiamo imparato a fare i conti e che ci rendiamo conto che hanno una funzione positiva.




